Intelligenza Artificiale

Intelligenze Artificiali all’alba dei morti viventi

Alla sua conferenza annuale re:Mars 2022 Amazon ha annunciato che presto Alexa sarà in grado di dialogare con noi imitando le voci di persone reali.

È stato proprio Rohit Prasad, responsabile scientifico del progetto Alexa Artificial Intelligence, durante il suo keynote ad affermare che grazie ad una nuova funzionalità lo smart speaker di casa Amazon consentirà agli utenti di trasformare le relazioni con i personali in qualcosa di “permanente” (“lasting personal relationships“).

Se a qualcuno non fosse chiaro a cosa Prasad facesse riferimento, ecco apparire sul grande schermo alle sue spalle l’immagine di un ragazzino che rivolgendosi ad Alexa le chiede: “Nonna può terminare la lettura de ‘Il Mago di Oz’?”. Alexa prontamente risponde “Ok!” e da quel momento si sente provenire dal dispositivo la voce di una donna anziana che prende a leggere al bambino la fiaba di Frank Baum.

“La nonna presente in questo scenario non è più tra noi” sentenzierà algido Tony Dokoupil, giornalista di CBS News, commentando la presentazione di Prasad.

C’è sempre una prima volta

Già nel luglio 2017 fece scalpore un servizio pubblicato da WIRED, ancora oggi disponibile su YouTube, dove in una video-intervista si racconta la storia del tecnico informatico che “ha trasformato il padre in fin di vita in una AI”.

Quando James Vlahos si rese conto che suo padre stava morendo a causa di un male incurabile, egli decise di salvare i ricordi del padre in una lunga lista di audio e file di testo, per poi collocarli nel suo smartphone.

Ma questo fu solo l’inizio: attraverso un algoritmo di intelligenza artificiale, James abilitò il suo telefono a rispondere alle domande restituendo gli audio ed i testi del padre più pertinenti, generando una conversazione tra i due molto verosimile. Nelle intenzioni di James, l’algoritmo avrebbe reso nuovamente possibile il dialogo col padre anche dopo la sua morte, e così è stato.

Into the loop

L’esperienza di James è diventata un’impresa, una no-profit che promette alle persone di entrare in contatto con i propri defunti grazie all’AI. Un servizio a pagamento col quale chiunque può riportare in vita un proprio caro trasferendone i ricordi in una app.

Ma se consideriamo le profonde implicazioni psicologiche che comporta il venire a contatto con un caro defunto, non possiamo escludere che questo servizio potrebbe determinare nuovi ed imprevedibili sconvolgimenti sociali. Ad esempio, siamo pronti a vivere in una società di persone che piuttosto che elaborare un lutto si affidano ad un servizio a pagamento per restare ancorati alle esperienze di vita più felici come in un loop? Se oggi la nostra memoria elabora i ricordi dolorosi in una prospettiva di auto-protezione, come sarà domani quando manipolandoli potremo trasformarli in qualcosa di mai doloroso e sempre artificialmente felice?

La situazione si complica

Cosa accadrebbe se James Vlahos, frustrato dalla incapacità del padre (defunto) di manifestargli il suo affetto, decidesse un giorno di “correggere”, modificando qualche riga di codice, questo aspetto del suo carattere e più simile al padre che desiderava?

Inoltre, chi impedirà agli utenti di Alexa di istruire lo smart speaker per vesta per noi i panni di una persona perfettamente in vita, nutrendo una nuova forma di feticismo digitale di cui ancora non si sentiva l’esigenza?

Ma perché?

L’obiettivo di Amazon è quello di creare strumenti che attirino attenzione delle persone e le coinvolgano sempre di più in attività online. Il coinvolgimento degli utenti già riguarda molti ambiti della vita privata ed è intenzione di Amazon andare a occuparne di nuovi, coinvolgendo se serve anche la sfera sentimentale, come in una guerra di occupazione dove il terreno di conquista è nel privato di ciascuno di noi.

Redazione BlogInnovazione.it

Pubblicità
Intelligenza Artificiale, Medicina

L’intelligenza artificiale può scansionare la retina e prevedere il rischio di malattie cardiache “in 60 secondi o meno”

Il software AI sviluppato utilizzando l’apprendimento automatico può essere utilizzato per prevedere il rischio di malattie cardiache di qualcuno in meno di un minuto analizzando le vene e le arterie nei loro occhi.

La nuova ricerca, pubblicata sul British Journal of Ophthalmology, apre la strada allo sviluppo di screening cardiovascolari rapidi ed economici, se i risultati saranno convalidati in futuri studi clinici. Questi screening permetterebbero alle persone di conoscere il loro rischio di ictus e infarto senza la necessità di esami del sangue o misurazioni della pressione sanguigna.

“Questo strumento di intelligenza artificiale potrebbe far sapere a qualcuno in 60 secondi o meno il proprio livello di rischio”, ha detto al Guardian l’autrice principale dello studio, Alicja Rudnicka. Lo studio ha rilevato che le previsioni erano accurate quanto quelle prodotte dai metodi di test attuali.

Come funziona

Il software funziona analizzando la rete dei vasi sanguigni contenuta all’interno della retina dell’occhio. Misura l’area totale coperta da queste arterie e vene, nonché la loro larghezza e “tortuosità” (quanto sono flessuose). Tutti questi fattori sono influenzati dalla salute del cuore di un individuo, consentendo al software di fare previsioni sul rischio di malattie cardiache di un soggetto semplicemente guardando un’istantanea non invasiva del suo occhio.

L’uso dell’IA per diagnosticare le malattie dalle scansioni oculari si è dimostrato uno dei campi in più rapido sviluppo della medicina dell’apprendimento automatico. Il primo dispositivo diagnostico AI in assoluto approvato dalla FDA è stato utilizzato per lo screening delle malattie degli occhi e la ricerca suggerisce che l’IA può rilevare una serie di disturbi in questo modo, dalla retinopatia diabetica all’Alzheimer (l’area di ricerca di Keane). Gli strumenti che applicano questi risultati sono in varie fasi di sviluppo, ma rimangono dubbi sull’affidabilità e l’universalità delle loro diagnosi.

Team di Studio

Questo recente studio, condotto da un team di St George’s, Università di Londra, è stato testato solo sulle scansioni oculari di pazienti bianchi, ad esempio. Il team ha ottenuto i dati dei test dalla Biobanca britannica, un database che risulta essere per il 94,6% bianco (che riflette i dati demografici del Regno Unito nella fascia di età dei pazienti inclusi nella BioBank). Tali pregiudizi dovrebbero essere bilanciati in futuro per garantire che qualsiasi strumento diagnostico sia ugualmente accurato per le diverse etnie.

I ricercatori hanno confrontato i risultati del loro software, chiamato QUARTZ (un acronimo inventivo derivato dalla frase “Analisi quantitativa della topologia dei vasi retinici e siZe”) con le previsioni di rischio a 10 anni prodotte dal test standard di Framingham Risk Score (FRS). Hanno scoperto che i due metodi avevano “prestazioni comparabili”.

La grande sfida, dice Keane, è portare questo tipo di lavoro dal “codice alla clinica”. Chi può trasformare questo tipo di ricerca in uno strumento diagnostico, si chiede; sarebbe il National Health Service (NHS) del Regno Unito o una società scorporata dall’università? E quale livello di prestazioni richiederanno le autorità di regolamentazione prima di approvare l’uso del software? “A che punto diciamo ‘mettiamoci dentro, abbiamo finito’ e lo trasformiamo in un prodotto commerciale?”

Redazione BlogInnovazione.it

strategia

Critica (s)ragionata sull’innovazione

Mi spiace rompere le uova nel paniere, ma così a scanso di equivoci, proverei a considerare l’innovazione come un concetto politico, ancor prima di essere un concetto meramente tecnologico o culturale.

Per semplificare, diciamo che la sfera politica ha a che fare con la libertà e la sua misura:

  • Maggiori sono le libertà garantite, più è naturale trovarsi di fronte ad un contesto democratico;
  • Minore è la tutela della libertà, maggiore sarà la possibilità di trovarsi di fronte ad un contesto antidemocratico.

Se partissimo da questa assunzione, allora anche l’innovazione avrebbe a che fare con la libertà e la sua relazione ad alcune categorie.

Innovazione declinata su tempo, spazio, denaro, persone e proprietà

Per rendere più snello il ragionamento, accontentiamoci di 5 semplici, ma esaustive categorie: tempo, spazio, denaro, persone e proprietà.

Ne deriva quindi che un qualsiasi processo innovativo possa avere un impatto a livello sociale, quando in un dato contesto si hanno maggiori libertà a livello di:

  1. TEMPO: Libertà di poter scegliere di lavorare meno, per lavorare meglio (esempio: smart working)
  2. SPAZIO: Libertà di lavorare nell’ambiente (esempio: home working)
  3. DENARO: Libertà di poter scegliere come pagare (esempio: digital currency) o come investire o come fare cost saving.
  4. PERSONE: Libertà di scegliere con quali risorse lavorare (esempio: automazione di processi)
  5. PROPRIETÀ: Libertà di mettere in circolazione i propri beni per farne profitto (sharing economy)
Potrebbe interessarti anche: Il ruolo del conflitto e della teoria nell’innovazione
Potrebbe interessarti anche: Open innovation, Innovazione del business sfruttando la ‘saggezza delle folle’

Content marketing: perché non uso più Le 5 cose che

L’innovazione è antidemocratica?

Ora, uno scenario descritto così potrebbe far emergere un tema, quello della dicotomia tra inclusione ed esclusione, che guarda caso è anch’esso un tema politico. Chi è dentro al processo di inclusione gode di privilegi, di cui non gode chi è escluso da un qualsivoglia processo innovativo. – Allora l’innovazione è antidemocratica?

Allo stato attuale, l’innovazione in un contesto italiano è un fenomeno diffuso a macchia di leopardo, poco capillare e schizofrenico. Ci sono isole sparse, microsistemi, che non comunicano o tra di loro o con il resto delle terre attorno.

Promuovere bandi per l’erogazione di contribuiti per l’innovazione non fa dell’Italia un Paese innovativo. Quello è un premio di consolazione, per chi è destinato ad arrivare secondo, una caramella indorata nel miele per il bambino che fa i capricci, uno specchio per le allodole degno del più abile dei markettari.

Potrebbe interessarti anche: Come portare innovazione nella vostra organizzazione
Potrebbe interessarti anche: Il passaggio al digitale è estremamente impegnativo

Critica (s)ragionata sull'innovazione

Se non c’è tensione, non c’è innovazione

Ora, quando ai convegni vari si parla di innovazione, abbiate la decenza di essere realistici e di mettervi una mano sulla coscienza. Lo dico ai guru dell’innovazione, che scrivono libri sulla innovazione, per diffondere la balla dell’innovazione, che genera falsi miti e un esercito di frustrati a lungo termine.

Per ritornare da dove sono partita, un prodotto dell’innovazione è una questione politica, non uno strumento della politica. Un processo innovativo è conflittuale e non accomodante.

Se non c’è una tensione tra le parti, non c’è innovazione.

 

Emanuela Goldoni

Digital Strategist | Content Strategist at Shoobedup

Metodi, strategia

Industria 4.0, che cos’è, caratteristiche e come trarne vantaggio

Industria 4.0 è un bel parolone per tenersi al passo con i tempi, o la quarta rivoluzione industriale. La prossima fase nella digitalizzazione del settore produttivo che vedrà sfruttare l’automazione e lo scambio di dati tra le diverse tecnologie produttive.

L’obiettivo di Industria 4.0 è di creare le cosiddette smart factories, che utilizzano algoritmi automatizzati per monitorare processi fisici e permettere decisioni decentralizzate, con la capacità di autogestire qualsiasi anomalia e processo interno. In questo scenario, il sistema fisico chiamato Internet delle Cose (Internet of Things) comunica e coopera con gli umani in real time via web.

 

Industria 4.0: Quarta rivoluzione Industriale ?
Quarta rivoluzione Industriale ?

 

Molti concordano sul fatto che il concetto stesso di industria 4.0 non ha senso in quanto l’innovazione tecnologica è in continuo e costante sviluppo. Ciononostante, c’è il potenziale perché diventi una innovazione dirompente proprio come le precedenti, tanto da essere definita “rivoluzione”.

Potrebbe interessarti anche: Le imprese hanno bisogno di Innovazione

Quando parliamo di industria 4.0 generalmente ci si riferisce ad una serie di cambiamenti nei modi di produzione.

Volendo individuare i cardini intorno ai quali ruota questa “rivoluzione” possiamo dire che riguarda:

  • il sorprendente aumento dei volumi di dati. Tutti i temi realativi ai big data, i dati aperti, IOT, cloud etc…
  • analisi delle informazioni, cioè una volta raccolti i dati, come si possono effettivamente far fruttare;
  • rapporto-interazione uomo-macchina, schermi touch e realtà aumentata;
  • il ponte tra digitale e reale. Stampa 3D, robot, interazioni tra macchine.

Realtà aumentata, Pokemon go e altro
Realtà aumentata, Pokemon go e altro

Come è chiaro, la maggior parte di queste tecnologie sono in cantiere ormai da qualche tempo, ma in generale non si è ancora pronti per l’applicazione su larga scala. Se da un lato tali tecnologie già consentano maggiore affidabilità e costi minori, molte aziende non sono consapevoli delle innovazioni emergenti e non ne capiscono le grosse potenzialità.

Potrebbe interessarti anche:  Quali sono le caratteristiche dell’ Innovatore e come si coltivano

Alcuni imprenditori e manager pensano ancora che molte di queste tecnologie non possano avere applicazione nelle loro aziende.

Il business produttivo è in cambiamento e ci sono nuovi modelli che emergono: le aziende sul mercato devono essere rapide nel riconoscere e reagire a queste sfide competitive per trarne vantaggio.

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

CV Ercole Palmeri
Leggi CV

Associato Leading Network
Associato Leading Network

Project Management
digitale, ecommerce, Esperienza di acquisto, Modelli di business, strategia

Omni-channel: il nuovo modello di vendita online e al dettaglio

Omni-channel è il modello di vendita al dettaglio in cui tutti i canali esistenti diventano completamente integrati, per offrire ai clienti un’esperienza di shopping senza soluzione di continuità.

La gestione Omni-Channel è una vera e propria strategia di vendita al dettaglio, caratterizzata dal fatto che tutte le informazioni di vendita sono centralizzate. Non vi è distinzione tra i canali di vendita fisici e quelli online. I clienti possono quindi acquistare, contemporaneamente, dai diversi canali di vendita, iniziare la ricerca su un canale e terminare l’acquisto in un altro. Una nuova esperienza di shopping che consente di scegliere la modalità di acquisto preferita, e che sembra essere più attraente per la nuova generazione di consumatori nel 21° secolo.

Omni-channel e la vendita al dettaglio
eCommerce: passaggio da Multicanale a Omnicanale

L’omni-channel è un’evoluzione del multicanale o un nuovo concetto di vendita al dettaglio ?

Anche se l’omni-channel potrebbe sembrare una estensione del multicanale, le due strategie sono molto diverse. Nel multicanale, i rivenditori utilizzano il maggior numero di canali possibili ma gestiti separatamente. Invece, la strategia Omni-channel prevede la centralizzazione dei dati. Pertanto, l’omni-channel porta gli acquirenti a vivere un’esperienza di shopping senza interruzioni, eliminando i confini tra i diversi canali utilizzati.

La strategia multicanale è nata per volontà dei rivenditori, per vendere più prodotti possibile. L’omni-channel consente di mettere il cliente al centro del processo di vendita, portando il rivenditore a “pensare come pensano i clienti”. Le attività omnicanalizzate sono rivolte agli acquirenti a lungo termine, il che significa che si concentrano maggiormente sul miglioramento della redditività dei clienti anziché sulle vendite singole.
Il mondo della vendita al dettaglio si sta trasformando, il canale Omni-cultura caratterizzato da una nuova generazione di Omni-Acquirenti e Omni-Rivenditori

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

Passaggio dal canale singolo al multicanale

eCommerce: come si evolve il commercio elettronico per le PMI

Per maggiori informazioni sui nostri servizi eCommerce e SEO/SEM, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

CV Ercole Palmeri
Leggi CV

Associato Leading Network
Associato Leading Network

Project Management
Formazione, Metodi

Formazione: Project Management per la gestione dell’Innovazione

La nostra proposta di formazione per accrescere la capacità di gestire i progetti in maniera efficiente ed efficace, è una delle maggiori chiavi di successo nell’attuale panorama aziendale.

Proprio per questo ho ideato un corso di formazione di 16 ore, per preparare il project manager a gestire il processo di innovazione. Il Project Manager diventa, quindi, colui che gestisce i processi operativi sia a livello di attività da presidiare che a livello di gestione delle persone coinvolte, occupandosi di assegnare obiettivi e risorse, condividendo gli scopi e lavorando sulla motivazione. Il percorso formativo per Project Manager per la gestione dell’Innovazione ripercorrerà il ciclo di vita di un progetto, analizzandone ogni fase e fornendo gli strumenti utili per una eccellente performance, nonché di preparazione alla Certificazione PMI-PMP.

Innovation management
Innovazione e Project Management

Contenuti del corso di formazione Project Management per la gestione dell’Innovazione

  • Definizioni di base: progetto e processo.
  • Le competenze fondamentali di un Project Manager di successo..
  • Le fasi di un progetto vincente.
  • L’organizzazione efficace di progetto.
  • La gestione delle risorse e i ruoli all’interno di un team.
  • Project Planning e Project Scheduling (WBS, Gantt, Pert, CPM).
  • Project Budgeting.
  • Introduzione al Risk Management.
  • Il leader come gestore di persone e di una squadra in ottica di sviluppo.
  • La leadership situazionale: task, contesto e people quali leve strategiche gestionali.
  • Chiusura e valutazione di un progetto (feedback e lessons learned).
  • Gli standard internazionali di Project Management e i percorsi di certificazione più diffusi.

Innovation managementObiettivi del corso di formazione Project Management per la gestione dell’Innovazione

  • Acquisire tecniche efficaci di Project Management.
  • Sviluppare le principali fasi di gestione dei progetti per un’attività di Project Management vincente.
  • Aumentare l’efficacia e l’efficienza nella gestione di progetti a bassa complessità.

 

Per maggiori informazioni sul corso di formazione di Project Management per la gestione dell’Innovazione, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

CV Ercole Palmeri
Leggi CV Ercole Palmeri

Associato Leading Network
Associato Leading Network

Project Management
Formazione, Metodi

Project Management in formazione esperenziale

Nella mia proposta formativa, il Project Management è un argomento in continua evoluzione, sia nei contenuti che nella metodologia di erogazione.

Nella mia attività consulenziale, da diversi anni mi viene richiesto di erogare corsi di formazione aziendali. Il Project Management è l’argomento che mi è stato maggiormente richiesto, ho quindi dedicato molto tempo perfezionandone i contenuti e la metodologia.

Attualmente viene erogato con un metodo formativo di tipo esperenziale, alternando teoria del project management, esercitazione di gruppo e individuale, analisi di casi d’uso e momenti ludici. La metodologia trattata è quella Waterfall, o a cascata, utile anche come preparazione per l’esame di certificazione PMP® del PM Institute (The PMI Registered Education Provider logo, PMP, and PMI are registered marks of the PM Institute, Inc.). Nelle lezioni si fa uso dei migliori software a supporto della progettazione, come Microsoft Project (dalla Versione 10 alla 16), Wrike, ProjectLibre e OpenProject.

Project ManagementCV LinkedIN

In tutti i casi il software e i tools a supporto, vengono decisi in fase preliminare, dove insieme al committente, o ai committenti, decideremo gli obiettivi della formazione. In questa fase elaboro una proposta completa di Programma del corso, strumenti a supporto, metodologia, e strumento software a supporto.

Programma Corso “Classico” per macro-argomenti:

  • Gli aspetti principali del project management
  • Diverse tipologie di progetti, conseguenze gestionali
  • Ciclo di vita di progetto
  • Piano di progetto e strumenti a supporto
  • Pianificazione
  • Controllo economico di progetto
  • I fattori critici di successo
  • Project Risk Management
  • Multiproject management

Metodologia Agile e Tools software

Agile metodologia

Anche se lo standard PMI è maggiormente richiesto, spesso le richieste si sono differenziate per metodologia e per strumento. Ho quindi preparato moduli per erogare formazione anche sulla metodologia Agile, e tools software online come Basecamp, Atlassian e Jira.

Per maggiori informazioni sul corso di formazione di Project Management, potete cantattarmi inviando una email all’indirizzo info@bloginnovazione.it, o compilando il form contatti di BlogInnovazione.it

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager

CV Ercole Palmeri
Leggi CV Ercole Palmeri

Associato Leading Network
Associato Leading Network

ecommerce, Esperienza di acquisto, Fashion, Marketing, Metodi, Modelli di business, Prodotto, strategia

Fashion e digital: i brand aumentano gli investimenti nell’online

Social media, e-commerce e online advertising: il rapporto tra fashion e digital è sempre più intenso a discapito dei media tradizionali

Il settore del fashion, quello che secondo il The Wall Street Journal era considerato l’ultimo baluardo della pubblicità su carta stampata, sta progressivamente virando i suoi investimenti nell’advertising online.

Magazine e giornali del mondo della moda stanno difatti cedendo il posto alle campagne che viaggiano sui social media e più in generale sul web.

gucci

Sono le grandi case come Gucci e Louis Vuitton a guidare questa nuova tendenza trainando l’intero settore del fashion, che complessivamente ha incrementato la spesa in online advertising del 63% rispetto al 2013. Nello stesso periodo, gli investimenti sui media cartacei sono diminuiti del 8%.

Il digital è fashion

Pare che il digitale vada proprio di moda tra gli addetti ai lavori. François-Henri Pinault, Amministratore Delegato del gruppo del lusso Kering Co., ha dichiarato: “Se dovessimo lanciare un brand oggi, tutta la comunicazione per iniziare sarebbe online”.

Pinault ha poi confermato il trend affermando che oggi la quota di budget destinato alla comunicazione digitale rappresenta il 40% rispetto al 20% di 18 mesi fa.

Va sottolineato che la relazione tra questi due mondi si è intensificata solo in questi ultimi anni; le aziende del fashion infatti hanno dovuto attendere il momento in cui la qualità dei contenuti digitali diventasse “all’altezza” del posizionamento dei loro brand offline.

Piattaforme web e social media oggi offrono la possibilità di creare grafiche ed inserzioni accattivanti, in grado di soddisfare le aspettative anche di un pubblico esigente come quello dell’alta moda.

Un nuovo approccio al marketing

Ciò che sta accadendo è frutto di un approccio al marketing di tipo olistico dove la multicanalità risulta esserne una componente fondamentale. Gli sviluppi possono essere molteplici: orientandosi verso i canali online rispetto alla stampa tradizionale, le marche del fashion hanno deciso di relazionarsi in maniera sempre più diretta con il proprio pubblico.

Anche teorie e tendenze delle più in voga come quella del marketing olistico vanno ripensate alla luce delle trasformazioni imposte dal digitale, o del bisogno di “essere” parte del processo di decisione e formulazione dei valori aziendali. Chi si chiede se esista ancora una possibilità di scelta tra marketing “tradizionale” e marketing olistico, dovrebbe tenere in considerazione che i confini tra i due approcci sono sempre più sfumati e labili.

Olistico è certamente il pannello di strumenti che abbiamo a disposizione per comunicare i prodotti o servizi o, più semplicemente, il brand. Gli spazi che abbiamo a disposizione per convertire gli utenti, cioè portarli alla decisione d’acquisto, sono tanti, eterogenei e si diversificano per profilazione.

La fine della carta?

Sebbene il comparto delle riviste abbia incassato il colpo, non si può parlare di morte del formato cartaceo. La stampa continuerà ad essere un elemento chiave del communication mix soprattutto in un settore come quello del fashion, in cui alcuni magazine sono delle vere e proprie istituzioni e restano dei punti di riferimento per l’individuazione di stili e tendenze.

Business Model, digitale, ecommerce, Metodi, Modelli di business, strategia

Il passaggio al digitale è estremamente impegnativo

La trasformazione digitale è un percorso molto difficile, ci obbliga a lavorare con tecnologie in continua evoluzione, per applicarle in modo integrato in un’impresa esistente. Questo aspetto dilata i tempi in maniera significativa, in quanto potrebbe non essere evidente a fine trasformazione.

Dobbiamo digitalizzarci, come procediamo ?

Se proviamo con qualsiasi cosa che si sta evolvendo davanti ai nostri occhi, dovremo riconoscere che alcune decisioni che faremo si riveleranno errate. La trasformazione digitale sta diventando essenziale per l’innovazione, e così anche la capacità di fornire una crescita sostenuta attraverso il processo di “connessione”.

Social e trasformazione digitale

La trasformazione digitale è un processo relativamente semplice in un’impresa molto grande. Si attua con una serie di miglioramenti incrementali per diventare cloud-ready. Trasformare i processi aprendo e coinvolgendo i clienti ognuno in modo diverso, in tempo reale, con scambi costanti. Tutto deve essere seguito e tracciato.

I clienti vogliono partecipare, influenzare e aiutare il design e il prodotto finale. Inizialmente è necessario analizzare una vasta gamma di comunità, tutte le piattaforme ed ecosistemi, rapidità, dimensioni e ambito. Acquisire la consapevolezza dei diversi livelli di complessità, e analizzare le competenze che mancano all’interno dell’ organizzazione.

La trasformazione digitale è senza dubbio un evento di impatto storico

La tecnologia sta diventando parte integrante della nostra vita, per noi personalmente, come consumatori o lavoratori, ma anche per le imprese, il governo e le nostre istituzioni educative. E’ importante considerare la trasformazione digitale come un investimento, la nostra futura capacità di operare, competere e comunicare dipenderà da essa. Gli investimenti richiedono sempre tempo per portare risultati, e il digitale ne richiederà molto. Il digitale sta modellando i modi in cui lavoreremo in futuro, su come intendiamo comunicare e imparare. Un insieme di dispositivi ci permette di comunicare, di interagire e di formare un sistema per affrontare una necessità o eseguire un compito. Tutti lavoriamo per ri-equipaggiare noi stessi, in termini di competenze, gestione del mondo digitale e delle sue esigenze. Lavori in corso!

Tablet per trasformazione digitale

La trasformazione digitale continuerà a spingerci a diventare più efficienti ed efficaci, ma anche per diventare più accattivanti e innovativi. Avremo bisogno di un nuovo reset dei nostri valori e credenze, dovremo pensare a nuove procedure e abitudini, altrimenti il ​​digitale semplicemente prenderà le nostre vite a scapito di tutto il resto.

 

La cosa buona è che le entità commerciali sono costrette ad aprirsi

La trasformazione digitale sembra travolgente nella sua complessità e nei rischi che comporta. I rendimenti aziendali sembrano difficili da quantificare nelle metriche tradizionali, ma la necessità di trasformazione ci obbliga a ignorare le metriche conosciute e credere in quelle a noi sconosciute, e che ci viene detto essere corrette. Questo aumenta il grado di difficoltà nel convincere i decisori, anche se gli argomenti proposti sono corretti e funzionanti.

Spesso è complicato convincere i decisori a sostenere la necessità di una trasformazione così significativa. Sia se sono semplicemente scettici, sia se non conoscono la tecnologia. Tuttavia, per gli altri, che riconoscono il futuro della tecnologia e del potere delle reti e dell’impegno della comunità, è l’occasione di modificare radicalmente il loro modo di fare affari.

Trasformazione digitale

Non sappiamo come sarà il “gioco finale”

Non sappiamo come sarà la trasformazione digitale alla fine, ma sicuramente dovremo accettarla. Ci adatteremo, impareremo e sperimenteremo, con e grazie alle tecnologie emergenti, tutte in diverse fasi della loro evoluzione.

A volte il senso di crisi domina nelle sale riunioni, un senso di crescente preoccupazione, quando si individuano e si analizzano potenziali rischi del cambiamento, e le difficoltà da superare per gestire la trasformazione. Spesso si è poco attrezzati per capirlo. E’ necessario quindi avere consulenti altamente affidabili per insegnare, informare e incoraggiare a mantenere “la direzione” corretta per la trasformazione digitale.

Business Model, digitale, ecommerce, Leadership, Metodi, Modelli di business, SocialNetworks, strategia

I media il dominio di Google e Facebook e il mercato della pubblicità digitale

Il mondo dell’industria dei Media diventa ogni giorno più piccolo.

Il continuo successo dei titani di Silicon Valley Google e Facebook, che dominano il settore pubblicitario online, ha lasciato agli editori tradizionali sempre meno spazi in cui si trovano a lottare per dividersi gli scarti dei colossi.
Una nuova analisi del gruppo di ricerca Pivotal ha dimostrato che Google e Facebook rappresentano circa il 71% di tutte le vendite di pubblicità digitale negli Stati Uniti nel primo trimestre del 2017 e l’82% della crescita della pubblicità digitale. Si tratta di un aumento costante di anno in anno rispetto al 2016 e al 2015, quando i due giganti tecnologici avevano una quota combinata del 69 per cento e del 64 per cento della pubblicità digitale, rispettivamente, secondo l’analisi

Cosa resta per i media tradizionali ? Non molto, secondo Alan Mutter, analista e professore all’università della California a Berkeley.

Nel 2014, Mutter scrisse sul blog REFLECTIONS OF A NEWSOSAUR un articolo sull’industria americana dei giornali, pubblicando alcune percentuali di variazione del mercato. In particolare una diminuzione del 52% della pubblicità digitale nel corso del decennio precedente. Aveva anche descritto come sempre più persone stanno creando gratuitamente contenuti, mentre i giornalisti vedono sempre più attaccata la loro professionalità e capacità di creare contenuti in modo professionale.

digital ad share

E poiché la pubblicità digitale supera anche gli annunci televisivi, Mutter ha dichiarato che ci sarà sempre meno spazio per un giornalismo di approfondimento e ben documentato, che richiede molto tempo e risorse.

“Le persone fanno un investimento nella produzione di contenuti, con la speranza di ricevere un giusto compenso economico”, ha scritto. “Ma non è quello che sta succedendo, e succederà sempre meno”.

Se aggiungiamo questo problema a quello relativo ai livelli di fiducia nei media, cosa otteniamo ? “Un vero problema profondo per la società”, dice Mutter. “C’è una vera ragione per cui questo sta succedendo, non è solo un tramonto”, ha detto Mutter. “Viviamo oggi in un mondo davvero diverso”.

Che cosa hanno imprese internazionali come Google e Facebook che la stampa tradizionale non ha ? Perchè queste aziende continuano a stupire con il loro spettacolare successo, mentre le grandi marche di una volta arrancano a fatica alle loro spalle ? Le P tradizionali come prezzo, promozione, pubblicità, posizionamento e altre che il marketing usa da tempo non funzionano più. Oggi, all’elenco, c’è da aggiungere un’altra P di importanza eccezionale quella di Purple Cow, la Mucca Viola. Che non è una funzione di marketing cui ricorrere a prodotto finito. La Mucca Viola è qualcosa di fenomenale, inatteso, entusiasmante e assolutamente incredibile che è dentro il prodotto. C’è o non c’è Punto… Seth Godin – La Mucca Viola …

 

Ercole Palmeri
Temporary Innovation Manager